di Alberto Nicoletta

Gli accresciuti attriti tra il blocco occidentale e la Russia non hanno fatto altro che aumentare il confronto militare che abbiamo imparato a conoscere durante la Guerra Fredda; si sono così aperti vari fronti caldi : come gli scontri in Siria, la costituzione dello scudo missilistico della NATO in Romania che si aggiunge alla cessione di missili da parte degli USA alla Polonia, più la questione Ucraina-Donbass, che vede un’ Ucraina ferocemente supportata dal blocco UE-USA e il Donbass tacitamente appoggiato dalla Russia.

E’ normale pertanto che tali attriti coinvolgessero anche le repubbliche baltiche; la popolazione di quell’ area non teme eccessivamente un’ invasione da parte della Russia ma il dissenso verso tale nazione è comunque esistente, per via del recente passato che le ha viste ingabbiate sotto l’ ombrello sovietico (violenze subite annesse). Negli stati baltici pertanto soprattutto in Estonia e Lettonia sono state approvate leggi che espletano la visione russofoba, come : l’ eliminazione di diritto al voto ai residenti russi (circa il 20%), le restrizioni nell’ utilizzo di altre lingue da quelle nazionali, le restrizioni ai canali TV e giornali russi.

I tre stati baltici complessivamente non arrivano a 7 milioni di abitanti, per circa 39.000 soldati (calcolando anche le truppe paramilitari come la Estonian Defense League), in caso di invasione fanno fede a un arruolamento di volontari civili da utilizzare in azioni di guerriglia in modo da indebolire l’ invasore russo; la Lettonia starebbe già valutando l’ insegnamento di dottrine militari agli studenti, esattamente come in Russia. Tuttavia tali azioni sarebbero comunque inefficaci di fronte a una superpotenza che con quasi 1 milione di soldati, di cui 45.000 truppe aviotrasportate,  un elevato numero di forze speciali e una forte capacità nella contro-guerriglia, avrebbe sicuramente e rapidamente la meglio. La NATO possiede negli stati baltici 4 battaglioni ma non sono sufficienti al fine di arrestare una ipotetica azione offensiva russa su larga scala, tale azione potrebbe essere contrastata dall’ Occidente solo con gli armamenti nucleari. Come dimostrato da recenti addestramenti (vedere l’ articolo sul nostro sito “Bear Spear”), ne conseguirebbe una rapida risposta nucleare anche da parte russa con risultati apocalittici. Si capisce pertanto come l’ operazione dell’ Italia relativa all’ invio di truppe in Lettonia, in realtà non ha la finalità di contrastare una fantomatica invasione russa, serve soltanto al fine di garantire il dominio statunitense sulle repubbliche baltiche.

La NATO è perfettamente a conoscenza del fatto che Putin non è interessato ad alcuna invasione delle Repubbliche Baltiche, tuttavia questo atteggiamento risulta essere un’efficace provocazione atta a intimidire Mosca.

La Russia in effetti non mostra interessi verso i Paesi Baltici, potrebbero risultare interessanti per i commerci portuali ma in realtà così non è. Già durante i tempi dell’ Unione Sovietica i porti di Lituania, Estonia e Lettonia non avevano grande importanza; ad oggi Mosca vuole sviluppare meglio le realtà portuali poste sul suo territorio, ciò mostra il disinteresse vero tali aree, se poi si considera la vicinanza della zona costiera di Kaliningrad vediamo come la Russia non abbia necessità di invasioni per i propri fini commerciali.

Ed è proprio Kaliningrad a preoccupare il governo Putin in quanto risulta accerchiata dalle forze occidentali, nella Ex Prussia Orientale difatti sono stati piazzati missili nucleari Iskander-M. Kaliningrad dopo essere passata sotto la sovranità russa nel 1945 è divenuta una delle aree più militarizzate d’ Europa. La Russia che fino a poco tempo fa deteneva sul fronte baltico uno scarso potenziale bellico, caratterizzato da mezzi obsoleti, ha recentemente avviato degli importanti addestramenti sui confini con le repubbliche baltiche ex-sovietiche. Nell’ estate del 2017 si è tenuta un’ esercitazione di circa 100.000 soldati denominata Zapad, volta a mostrare la propria forza agli occidentali, l’ esercitazione ha visto forze russe e bielorusse schierarsi fianco a fianco al fine di simulare la pronta reazione in caso di un’ ipotetica invasione della Bielorussia. A luglio 2017 invece si è svolta un’ esercitazione navale che ha visto stringersi l’ alleanza tra forze russe e cinesi, la Cina con questa esercitazione probabilmente vuole anch’ essa come la Russia intimidire gli Stati Uniti, soprattutto dopo che questi ultimi in seguito alla questione della Nord Corea e del Mar Cinese Meridionale hanno incrementato la militarizzazione di quell’ area in funzione anti-cinese.

La NATO pertanto non ha mai interrotto la mobilitazione dei suoi contingenti nell’ area baltica, tanto che durante le esercitazioni militari russe gli USA hanno inviato 600 paracadutisti nei paesi baltici. l’ Italia invece lo scorso settembre ha svolto sotto l’ egida NATO l’ esercitazione multinazionale denominata “Northern Frog”, svoltasi a 70 Km a Est di Tallin (Estonia) e considerata come la più grande esercitazione mai svolta ha visto l’ impiego di 1500 uomini. Vi hanno partecipato reparti provenienti da Stati Uniti, Lituania, Francia, Estonia, Gran Bretagna, Canada e Italia.

Attualmente l’ Italia impiega un contingente in di 160 militari in Lettonia, sotto il cappello della NATO a guida canadese. [1] Tali dispiegamenti sono stati decisi nel luglio del 2016 presso il summit NATO a Varsavia; ne risulta il dispiegamento di quattro battaglioni rispettivamente in Estonia,  Lettonia, Lituania e Polonia. [2]

Questa strategia militare è stata commentata dalla portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova con le seguenti parole “La politica della NATO è distruttiva… non mira alla lotta contro minacce e sfide comuni, ma a un ulteriore allontanamento dei paesi gli uni dagli altri”.

Il premier Gentiloni affiancato da Stoltenberg (segretario generale della NATO), ha sostenuto che tale politica non è volta all’ aggressione ma è semplicemente un rafforzamento dei controlli dei nostri confini. Tuttavia l’ invio dei contingenti militari italiani è stato duramente criticato da esponenti della Lega Lombarda, del PDL e del M5S ma anche da alcuni esponenti di partiti di sinistra [3]. Le critiche nascono non solo per un’ avversione nei confronti di certe scelte militari rischiose e per altro anche dispendiose, ma anche perché ciò va a minare maggiormente gli importanti rapporti tra Russia e Italia che come sappiamo hanno già ricevuto un pesante arresto dopo le sanzioni approvate dal governo Renzi, rapidamente hanno creato un enorme danno alla nostra economia già vessata da una crisi costante.

Il governo italiano servo della NATO non può e non vuole capire i problemi derivanti da queste azioni, arrivando ad accettare il decreto NATO di posizionare quattro aerei da caccia italiani Eurofighter F-2000 Typhoon in una base ad Amari in Estonia, a pochi minuti di volo da San Pietroburgo denominata missione Baltic Eagle [5], con la funzione di sorveglianza dello spazio aereo estone (questa è solo una delle 33 missioni militari internazionali a cui l’ Italia si è impegnata in 22 paesi). La missione italiana fa parte di un progetto varato in sede NATO ancora negli anni ’50, che ha già visto due volte l’ aereonautica militare impegnata per il pattugliamento dello spazio aereo baltico [7].

Nel febbraio dello scorso anno il direttore del servizio di sicurezza estera estone Mikk Marran, espose preoccupazione per la presenza delle truppe britanniche ingaggiate dalla NATO in funzione anti russa, in quanto avrebbero potuto nascere attriti con la popolazione generati segretamente dai russi [6]. Tali paure sono dettate anche dagli storici rapporti che l’ Estonia mantiene con gli Stati Uniti quando cercava una fuga dall’ URSS; si aggiungono però anche fatti più recenti come la rimozione del monumento al soldato sovietico nel 2007; il caso Kohver ovvero l’ arresto (e il rilascio un anno dopo) avvenuto a Mosca di un agente dei servizi segreti estoni; la guerra in Donbass, gli accordi sui confini mai ben chiariti [8]. Alla luce dell’ espansionismo della NATO verso Est in corso dagli anni ‘90 e della minaccia che esso rappresenta per Mosca, i motivi sopra elencati paiono più delle mere giustificazioni.

La Lituania invece ha goduto della difesa aerea da parte di quattro Typhoon dell’ Aereonautica Militare Italiana nel corso del 2015 con la missione “Frontiera Baltica”. Lo stato baltico, dopo gli scontri in Crimea, ha incrementato il corpo dell’ Unione Dovydas Rogulis che raggiunge oramai circa 4500 unità più gli aderenti minorenni; trattasi di una sorta di riserva che si sta preparando soprattutto nelle tecniche di imboscata tipiche dei partigiani. Nel 2017 ha avuto luogo l’ esercitazione militare NATO “Iron Wolf”, che ha visto l’ impiego di 5000 soldati di dieci paesi differenti, si è trattato di un’ operazione di alto livello aperta anche a volontari reclutati tra i civili. Tali addestramenti rientrano nel quadro di ammodernamento delle forze armate, la Lituania infatti vuole aumentare nei prossimi quattro anni i suoi effettivi di circa 7000 unità. Probabilmente è stato a seguito della valutazione delle proprie capacità militari, parallelamente a quelle della NATO che a dicembre la presidente della Lituania Dalia Grybauskaite ha dichiarato che conviene cooperare con la Russia e non combattere ! Ciò forse sta ad indicare che la NATO in realtà non sa garantire le difese che millanta ? O forse il gioco si è fatto troppo duro e hanno troppo da perdere, visto che i primi ad essere attaccati in caso di scontro tra i due blocchi sarebbero loro.

La vicina Polonia, che aspira a imporre un certo potere nell’ area orientale, cerca di minare i rapporti russo-tedeschi in quanto vede i due stati come una minaccia al suo espansionismo. Varsavia vorrebbe sfruttare la cerniera geografica che divide oriente e occidente, partendo dai Paesi Baltici fino ad arrivare all’ area dell’ Adriatico tra le nazioni dell’ Ex-Jugoslavia, per fini commerciali, anti russi e di contenimento dell’ occidente. La crescita industriale polacca è in parte derivata all’ impoverimento industriale dell’ Europa, l’ Italia ha oramai un rapporto storico e duraturo nello sviluppo polacco a scapito della sua produzione interna. Ciò ha reso la Polonia uno stato piuttosto forte per l’ area tanto da diventare un concorrente dei paesi occidentali, valendosi dell’ appoggio USA, che la sostiene in funzione anti-russa grazie allo “scudo missilistico”, avviato nel 2007 con i missili Patriot. E’ in questo scenario che la Polonia (appoggiata dall’ Italia che teme un innalzamento del costo del gas transitante dalla Germania) sta cercando di impedire la costruzione del gasdotto Nord Stream 2, finalizzato ad aumentare l’ esportazione di gas russo in Europa, già fornito verso la Germania con il Nord Stream; tuttavia pochi giorni fa il governo tedesco ha concesso il permesso per la costruzione di questo nuovo gasdotto. Gli Stati Uniti limitando la vendita di gas da parte della Russia, vogliono prendersi il mercato europeo, anche se con il forte gelo che ha colpito gli USA, hanno dovuto rifornirsi di gas liquefatto proprio dalla Russia … in sostanza per dirla chiara gli Stati Uniti possono comprare gas dai russi gli europei no …

La cerniera tra L’ Europa Occidentale e la Russia

Tali strategie chiaramente minano lo sviluppo stesso dell’ Europa e della Russia, Mosca è un importante esportatore di energia, utilissima alla UE che è caratterizzata da una forte produzione industriale, un’ alto tasso demografico e scarse risorse naturali. La Russia invece pur essendo carica di riserve minerarie è debole nella sua lavorazione, pertanto dipende dall’ Europa nell’ acquisto di svariati prodotti. La politica di Putin volta a un rilancio delle imprese, che in effetti ha attirato diversi attori della piccola media impresa italiana, punta a una sorta di parziale autocrazia ma il suo tessuto industriale non è sufficientemente sviluppato. Rimane perciò fondamentale per l’ orso russo continuare e migliorare il lavoro nell’ ambito della vendita di materie prime nel quale l’ Europa è il principale cliente.

Capiamo quindi come la militarizzazione da parte della NATO dei paesi baltici sia solo un modo per bloccare questo commercio e rendere ancora più debole l’ Europa e più asservita agli USA. Tutto ciò andrebbe a minare la superpotenza orientale favorendo maggiormente gli Stati Uniti anch’ essi sempre più deboli nonostante il rilancio interno dettato dalle politiche filo-imprenditoriali di Donald Trump. In conclusione possiamo affermare che l’ Italia, tra spese militari e finti giochi di guerra, si ritrova a supportare interessi che non sono i propri, alimentando un oscurantismo che si caratterizza in povertà e mancanza di futuro per il popolo italiano.

 

 

Fonti  :

[1]https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/Baltic_Guardian/notizie_teatro/Pagine/EFP_NATO_Northern_Frog_Estonia.aspx

[2]https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/missione_lettonia_160_militari_italiani_oggi_schieramento_battaglione_nato-2513117.html

[3] https://www.agi.it/estero/nato_soldati_italiani_andranno_in_lettonia-1162969/news/2016-10-14/

[4] http://russia-insider.com/en/what-heck-italy-doing-russias-border/ri22391#.WnHPJ5NYAT4.facebook

[5] http://www.ilpost.it/2018/01/17/missioni-militari-italiane-2018/

[6]https://it.sputniknews.com/mondo/201702214106036-estonia-locali-militari-britannici/

[7] http://www.analisidifesa.it/2018/01/al-via-la-missione-aerea-italiana-baltic-eagle-in-estonia/

[8] http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lestonia-difesa-sul-confine-russo-dagli-aerei-italiani-1485963.html