di Alberto Nicoletta

Svariati film di fantascienza in passato hanno presentato al grande pubblico l’immagine di robot in grado di ragionare da soli, fino ad arrivare a ribellarsi al loro creatore!… Tuttavia siamo veramente certi che in qualche maniera ciò non stia già avvenendo ?
La tecnologia, nella mente dell’uomo occidentale, paventa qualcosa di positivo volto al progresso tecnico con la finalità di migliorare le nostre condizioni di vita. Questa visione che trae il suo retaggio culturale dall’illuminismo e dalla rivoluzione francese, è stata incalzata: da mass media, riviste, film, varie forme di propaganda strutturate per dare l’ impressione che il mondo della tecnica possa risolvere i nostri problemi e permetterci di limitare le ore lavorative o addirittura arrivare a fare cose impossibili.

In realtà, il mondo dell’Hi-Tech, delle macchine e dei robot non è nient’altro che la risultante del progresso, ovvero tutto quell’ insieme di procedimenti tecnici e culturali, che in meno di due secoli hanno trasformato la società umana, da tradizionale a consumista, ovvero incentrata su una forte produzione meccanizzata, come ideato da Karl Marx, l’ ideologo che voleva vedere gli uomini non più nella società rurale antica, antropicamente più simile ai ritmi dell’ uomo, ma ingabbiato in enormi fabbriche, a condividere lo spazio con scatole d’ acciaio che dettano pause, turni, tempi di lavoro, facendo dell’ essere umano un servo della macchina capitalista e non viceversa.

Le macchine da enormi ciclopi metallici appannaggio delle industrie, si evolvono sviluppandosi in strumenti utilizzati nella realtà quotidiana dall’uomo: automobili, macchine da scrivere o per cucire, macchine fotografiche ecc… Tali invenzioni inizialmente risultarono spesso efficaci, durature, volte a migliorare la qualità e le tempistiche del lavoro, facili da riparare.

Ma fu solo un primo miraggio per le masse che non sanno cogliere le ciniche trappole del sistema. Via via le macchine si evolvono fino a sviluppare un’elettronica sempre più complessa, come più complesso è il loro utilizzo e la loro riparazione. Aumentano i difetti di fabbrica e l’ombra dell’ “obsolescenza programmata” [1] rende doveroso cambiarle ciclicamente entro “breve” tempo.

Stiamo parlando di invenzioni come le auto moderne, concepite per durare sempre meno tempo, caratterizzate da costi eccessivi non solo per quanto riguarda la spesa iniziale ma anche per quanto concerne la manutenzione, i controlli, l’ assicurazione, la benzina, senza parlare dei rischi che si corrono sulle strade, dove chiunque può rimanere vittima di un incidente o per errore togliere la vita a qualcuno, a tutto ciò si aggiunge il discorso dell’ inquinamento e delle questioni petrolifere.

Siamo sicuri che l’automobile abbia dei vantaggi proporzionali agli oneri che essa comporta? Non ha un cervello come noi eppure sembra già comandarci : diventando un onere, un rischio, una necessità, un vincolo, anche a livello di immagine, tanto che l’auto che abbiamo spesso esprime il nostro ceto economico-sociale. Molti dell’auto ne fanno uno sport, un passatempo, un “culto”, non a caso è proprio sulle strade che le forze di polizia effettuano il maggior numero di servizi e nei Paesi Occidentali il tempo che una persona passa in automobile tra code , viaggi o spostamenti quotidiani è notevole. Una vera e propria trappola che rende succube l’uomo.

Tuttavia se l’automobile è un bene che qualcuno riesce ancora a evitare o a utilizzare in maniera ponderata, uno strumento che violentemente dagli anni ’90 è entrato come un chip sotto pelle nelle tasche degli italiani è il cellulare. Necessitiamo più o meno tutti di averne uno, i ragazzi in età sempre più giovane lo richiedono come regalo ai genitori, fino ad arrivare a vedere bambini delle elementari che ne fanno uso.

Lo reputiamo indispensabile, in caso di soccorso (è vero ma raro), per metterci in contatto con le persone che conosciamo, spesso neanche così lontane, per fare foto, prendere appunti, passare il tempo, giocare e fare tutta una serie di attività sulle chat o su altri passatempi modaioli, dove l’essere umano deve perdersi in interessi virtuali senza ragionare. Il cellulare evolvendosi in smartphone ci ha “regalato” sempre più funzioni, ma ha dei costi, acquisto iniziale, bollette. in più rischiamo di perderlo, temiamo che cada o che ce lo rubino o che qualcuno veda foto o messaggi che vogliamo tenere con riserbo, dopo pochi anni dobbiamo cambiarlo, non ci lascia mai, può suonare ovunque disturbando le persone che ci stanno a fianco, se non con il suono spesso con la voce alta di chi risponde, che spesso da la precedenza alla telefonata e non all’ interlocutore fisicamente di fronte a lui. Strumento responsabile di molti incidenti d’ auto ma anche di numerose cause per violazione della privacy.

Siamo certi pertanto che gli smartphone, con la loro tecnologia Hi-Tech, abbiano davvero migliorato le nostre vite? Non ci hanno reso un po’ schiavi ? di rispondere alle telefonate o ai messaggi, di inviare messaggi in continuazione, di limitare le conversazioni con amici o parenti accanto a noi per fissare immagini luminose provenienti da un piccolo schermo….?! Non è un androide o un cyborg che ci punta un’arma in mano come nella celebre saga cinematografica “Terminator”, eppure riesce a dettare i nostri tempi, a farsi curare come un gioiello portando più rispetto per esso che per chi ci sta parlando di fronte.

I computer, una volta potenti calcolatori appannaggio dei militari, entrando nelle nostre case e nei luoghi di lavoro hanno cambiato le nostre vite. Negli apparati statali e nell’ambito di certe libere professioni vigeva una visione che oramai possiamo considerare fantastica ovvero si diceva che i personal computer sarebbero stati in grado di farci lavorare di meno, farci perdere meno tempo anche nella burocrazia, restituendo una qualità migliore e un guadagno in termini economici pari o superiore. Bene in Italia i computer oltre ad avere un costo tra l acquisto della macchina, i programmi per l’utilizzo o eventuali tecnici per interventi di vario genere….

Hanno permesso di rendere più veloci le registrazioni in ambito burocratico, questo ha permesso allo stato di aumentare i passaggi burocratici e pertanto i controlli su tutto ciò che facciamo, al di la del grande fratello così costituente ci si è trovati a lavorare ancora di più in inutili lavori burocratici vincolati al funzionamento della rete e delle apparecchiature, che in caso di guasti possono bloccare interi Uffici Statali. I professionisti hanno visto il lavoro fatto con il PC venire valutato sempre meno, pertanto la risposta è divenuta lavorare di più.

Il PC che doveva ridurre la carta, ha in realtà aumentato la burocrazia aumentando la carta, doveva ridurre le ore di lavoro e invece le ha aumentate, doveva essere alla portata di tuti e invece ne sono nati programmi che senza un corso diventano di difficile comprensione, perché non è il computer che ragiona come Noi, siamo Noi che dobbiamo capire come ragiona lui.
Siamo certi?! Siamo davvero certi che i computer siano al nostro servizio e non viceversa?
Si potrebbe andare avanti su altri elementi della tecnologia casalinga, dalle lavatrici che si rompono alle caldaie che richiedono ordinarie costose manutenzioni…. ma rimane un punto di fondo, queste macchine nonostante non abbiano un cervello già ora ci comandano, gestiscono i nostri tempi e pertanto hanno in pugno le nostre vite, con i loro monitor ci spiano, possono bloccarci per ore nella cabina di un ascensore o addirittura grazie ad algoritmi molto complessi (che talvolta generano errori incomprensibili) creare problemi al traffico aereo civile, oramai gestito da potenti software.

Cosa accadrà quando anche le macchine avranno un cervello, se già ora che ne sono prive ci comandano, veramente ci troveremo in uno scenario apocalittico ? Con delle macchine ribelli?
Negli Stati Uniti da tempo lavorano su computer in grado di ragionare similarmente a un essere vivente e in grado di autoripararsi. E’ invece stato creato un drone per il movimento a terra da parte di una ditta Nord-Americana appaltatrice delle Forze Armate in grado di caricare le sue batterie “nutrendosi” di materiale organico, rassicurando che non si nutrirà di cadaveri ma di vegetali.

Considerando i crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti queste rassicurazioni non sono certo una garanzia, si potrebbe sospettare che tali droni se impiegati in futuro possano divorare soldati nemici per ricaricarsi, esattamente come le fiere!

Già nel luglio del 2015 in una fabbrica di Francoforte un operaio durante dei lavori di manutenzione a un macchinario, è stato afferrato da un braccio meccanico e scagliato contro un lastra in metallo causandone il decesso, secondo alcuni si sarebbe trattato di un errore umano, tuttavia secondo i presenti il robot avrebbe agito senza che gli fossero stati impartiti comandi.

Il 21 novembre 2016 invece presso la fiera Cina Hi-Tech Fair un automa sviluppato per i bambini, è andato in tilt e ha distrutto lo stand che lo ospitava, in seguito è andato addosso a un visitatore ferendolo a una gamba, episodio che ha richiesto il trasferimento del ferito presso l’ospedale di Shenzen, sono ignote le cause che hanno indotto il robot a agire in quel modo.

Il 15 settembre 2009 un drone americano Reaper MQ-9, (in grado di trasportare missili Hell-Fire) avrebbe senza comando, di sua iniziativa, attraversato lo spazio aereo in una zona remota del Nord dell’ Afghanistan, secondo l’ USAFCENT (United States Air Forces Central Command) il drone sarebbe stato abbattuto per evitare gravi incidenti da alcuni caccia dell’ U.S. Air Force…che lo scenario dei robot che sterminano la razza umana paventato dal film Terminator stia per diventare una terribile realtà??…

Forse dovremmo chiederlo ai transumanisti!? O dovremmo chiedercelo Noi cercando di capire che la tecnologia è utile ma va saputa usare per essere realmente al servizio dell’uomo e non dettarne lo stile di vita, schiavizzandolo e sostituendolo.

 

[1] obsolescenza programmata

Espressione con cui si fa riferimento al processo mediante il quale, nelle moderne società industriali, vengono suscitate nei consumatori esigenze di accelerata sostituzione di beni tecnologici o appartenenti ad altre tipologie. Tale processo viene attivato dalla produzione di beni soggetti a un rapido decadimento di funzionalità, e si realizza mediante opportuni accorgimenti introdotti in fase di produzione (utilizzo di materiali di scarsa qualità, pianificazione di costi di riparazione superiori rispetto a quelli di acquisto, ecc.), nonché mediante la diffusione e pubblicizzazione di nuovi modelli ai quali sono apportate modifiche irrilevanti sul piano funzionale, ma sostanziali su quello formale. Il fenomeno era stato rilevato già nel 1957 da Vance Packard in The hidden persuaders (1957, trad. it. 1958).
Fonte: www.treccani.it